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30 mag 2018

CUSTODIA DI TERRA SANTA - OMELIA DEL PADRE CUSTODE PER LA FESTA DELLA VISITAZIONE 2011


CUSTODIA DI TERRA SANTA  - OMELIA DEL PADRE CUSTODE PER LA FESTA DELLA VISITAZIONE 2011

Ain Karem, 31 maggio 2011

È un episodio del Vangelo, questo che abbiamo ascoltato, carico di rimandi all’Antico Testamento, carico anche di simboli, con Maria, arca dell’alleanza, che si mette in cammino e porta questa novità, questa esplosione di vita che le è stata riversata in grembo.
Siamo all’inizio del Vangelo, all’inizio di questo tempo nuovo, questo tempo ultimo in cui tutto si compie. E come in ogni opera, gli inizi sono sempre il momento più delicato, come lo è il momento del parto per ogni vita che comincia. E come ogni inizio, c’è già tutto, anche se ancora in filigrana, come in un seme, che ha già in sé tutta la potenzialità di vita, e ora deve solo crescere, sviluppare quello che ha già dentro. E tutto dipende dalla fiducia con cui si crede che sia così, che bisogna solo accogliere ciò che c’è dato. 
In più questo episodio non è un semplice inizio, ma è una cerniera tra il vecchio e il nuovo. È l’inizio di qualcosa atteso da tempo, un inizio che dà senso a tutta l’attesa, la compie, la porta oltre.
o È dunque un brano particolare, che è insieme compimento di qualcosa di antico e inizio di qualcosa di nuovo. Qui c’è dunque ancora tutto l’Antico Testamento, e c’è già tutto il Vangelo! È un brano incredibilmente ricco. Sembra un episodio molto semplice, ma in realtà è molto complesso.
E allora vorrei fermarmi a osservare e ad ascoltare queste due donne, e il loro incontro, per vedere cosa abbiano da dirci a questo proposito.
La cosa che più balza all’occhio è una sproporzione. Una sproporzione tra ciò che accade e l’eco di ciò che accade.
o Perché in realtà non accade quasi niente, semplicemente ci sono due donne, che si incontrano. Niente di più normale, semplice, quotidiano. Non abbiamo ascoltato qualcosa di eclatante, come potrebbe essere la moltiplicazione dei pani, la risurrezione di Lazzaro, o chissà quale altro miracolo. Semplicemente due donne che si incontrano.
o E poi c’è il significato di questo evento, come questo evento è letto dalle due donne, dall’evangelista Luca, e poi dalla Chiesa, e quindi da noi, oggi, qui.
E qui c’è la sproporzione, perché due donne si incontrano, e da lì esplode la lode, la benedizione, scende lo Spirito Santo, Maria canta il compimento dell’attesa di Israele, delle promesse di Dio, della salvezza. Due donne si incontrano, e da lì nasce la certezza che Dio è stato fedele.
E da lì nasce anche questo canto, il Magnificat, che è così bello e così importante, che noi lo ricantiamo ogni giorno, ogni sera, al Vespro.
o La sproporzione è ancora più forte, perché a noi sembra di vedere solo due persone, Maria ed Elisabetta, ma poi veniamo a scoprire che dentro questo incontro c’è tanta altra gente; che anzi, i protagonisti di questo incontro non sono Maria ed Elisabetta, ma c’è Giovanni, c’è Gesù, c’è lo Spirito Santo, c’è tutta la storia della salvezza, i poveri, i ricchi, gli affamati, c’è Abramo e tutti i padri a cui Dio ha fatto quelle promesse che oggi si compiono. E poi c’è un “per sempre” che apre al futuro, e che quindi arriva fino a noi. Quindi ci siamo già anche noi… C’è proprio tanta gente.
E quindi c’è, infine, Dio stesso. 
o C’è anche un eccesso di gioia, di stupore, di esultanza, che sembra quasi eccessivo rispetto a ciò che accade, e che, appunto, non è altro che un incontro tra due donne.
Allora, tutto questo parla evidentemente di Vangelo, ed è Vangelo.
Il vangelo è la scelta di Dio di riempire la nostra vita di Sé, di renderci, come Maria e come Elisabetta, portatori del mistero della salvezza.
o Questa nostra vita, così com’è, con le sue piccole cose, con il suo quotidiano più o meno riuscito…
o Questa nostra vita con le sue contraddizioni, con le sue fatiche, con le sue sterilità.
o Questa nostra vita è abitata dalla salvezza, perché Dio ha semplicemente scelto di venire a noi, in noi.
Elisabetta e Maria sono due donne che si rendono conto di questo e lo riconoscono, l’una nell’altra. Riconoscono che la propria storia è stata oggetto di questa attenzione da parte di Dio, che Dio ha guardato, e ha dato la vita lì dove era impossibile che la vita nascesse.
o Il vangelo è anche che questo accorgersi che la presenza di Dio nella vita dell’uomo non può accadere al di fuori di una relazione umana, perché abbiamo bisogno dell’altro per riconoscere il passaggio di Dio.
Allora Maria ed Elisabetta ci dicono anche cos’è una relazione dentro l’economia nuova del Regno, per cui una relazione non è mai una cosa che riguarda solo due persone, ma riguarda la presenza di Dio, una presenza che ciascuno è chiamato a riconoscere in sé e nell’altro.
Questa è la carità, questo è il servizio che siamo chiamati a renderci vicendevolmente. Questa è la fecondità di una vita. 
E quindi ogni relazione è chiamata ad avere le stesse dimensioni di questo incontro, perché dove c’è un passaggio del Signore, la storia si apre dai propri piccoli ed angusti spazi, agli spazi della storia della salvezza, che sono spazi immensi; e si diventa solidali con tutto un popolo di gente che cammina sulla stessa strada.
Il vangelo è questa sproporzione di gratuità, di amore, di dono, per cui noi, che non ci meritiamo niente, abbiamo in eredità tutta la vita dei figli, e questa eredità è gratuita, perché Gesù ha dato la vita affinché potessimo godere di essere figli di Dio, insieme a Lui.
Facciamo fatica a stare dentro questa sproporzione, perché bisogna essere molto poveri per accettare di essere amati così, senza la pretesa di restituire, di esserne all’altezza. E troviamo mille modi per difenderci, per rimettere le cose dentro una misura di vita e di amore che la nostra testa e il nostro cuore possano capire.
o Allora o non ci crediamo fino in fondo, non ci siamo resi ancora conto di quanto questo amore gratuito sia uno scandalo, e l’abbiamo addomesticato, e quindi non ci cambia la vita, perché non ci lasciamo ferire… 
o Oppure cerchiamo di colmare questo abisso, di essere un po’ più all’altezza della situazione, e ci accontentiamo di un’osservanza che ci faccia sentire un po’ meno debitori, che ci faccia sentire un po’ a posto.
Maria no. Lei vive di questa di questa sproporzione, e trova il modo di starci, il modo dei poveri, che è la gratitudine, che è l’umiltà e che, soprattutto, è la lode.
o Allora non può che esplodere il Magnificat, e il Magnificat è questo canto di chi sa gioire di questa salvezza, e la accoglie, la vede, la celebra.
o Celebrare la salvezza è il modo cristiano di stare nella storia, è il modo più importante, il primo.
Infatti il vangelo non dice che Maria va da Elisabetta per servirla, per aiutarla. Maria va da Elisabetta per celebrare la salvezza.
Ma può celebrare solo chi ha visto la salvezza nella sua storia, chi la porta nella propria carne, così come queste due donne, che erano una sterile e l’altra vergine e ora portano la vita. Celebrare è anticipare nella fede la salvezza definitiva, e lo può fare chi questa salvezza l’ha già vista, in sé.
Allora ti fai voce di tutta la storia, di tutti i popoli, di tutto il creato e tutto, misteriosamente, viene salvato, restituito a Dio. È dunque un atto fecondo, perché è come se trascinassi tutto il creato e tutta la storia dentro questa offerta e tutto riporti a Dio, al quale tutto appartiene.
Dunque questo brano è una porta per entrare nel Vangelo, come Ain Karem è alle porte di Gerusalemme. Perché poi questa sproporzione non farà che crescere, e raggiungerà il suo culmine sulla croce, dove anche la morte sarà restituita a Dio, dentro il sì di Gesù, dentro la sua fiduciosa e obbediente celebrazione della Volontà salvifica del Padre.
Allora ci sembra che oggi inizia anche per noi un viaggio, insieme a Maria. Un viaggio non facile, per essere come lei dei poveri, che celebrano una salvezza che può solo esserci regalata, ogni giorno. E che lo fanno insieme, in una comunità di persone salvate, che vivono di misericordia e si scambiano la misericordia del Padre.