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9 mag 2018

RITORNARE A SAN PAOLO


RITORNARE A SAN PAOLO

 di Angelo Colacrai, ssp

LE NOVITÀ DI PAOLO

Non è il Natale ("nato da donna, nato sotto la Legge", più correttamente tradotto in latino "confactum ex muliere, factum sub lege", cfr. Gal 4,4) la novità storica importante per Paolo, quanto piuttosto la Pasqua di risurrezione, il vangelo, la lieta novità ripensato come potenziale rinascita dell'uomo, del secondo e definitivo Adamo, convocato a diventare Chiesa, corpo del Figlio di Dio. La notizia dell'uomo nuovo. La più vera e rilevante novità per Paolo è il Vangelo, da trasmettere ad ogni uomo e ogni donna sulla terra.
Il Nuovo Testamento è per Paolo la novità umana assoluta. Già l'etimologia di nuovo connette Natale e Pasqua al Battesimo. Novus deriverebbe dal sanscrito (g)nas, "legato [S]al moto [G]delle acque [NA]" e quindi indicherebbe la proprietà di chi "proviene dalle acque", la "nascita" (Franco Rendich, Dizionario Indoeuropeo di SanscritoGreco-Latino, 2010). Le parole latine che potrebbero derivare da (g)nas, sarebbero:(g)nascor (la g si è persa per semplificare) o nasci (nascere), quindi gnatus (nato), natura; pregnans (incinta) e quindi novus, "nuovo" (p. 212). Per Paolo, nuovo, è Gesù il Figlio di Dio morto sulla croce e risorto il terzo giorno.
In 1Cor4,15 ricorda ai corinzi, sempre in ricerca di dottrine diverse (come i galati del resto che cercano un altro vangelo) di essere divenuto il padre, non il padrone: potreste avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, – o formatori e direttori spirituali – ma non certo molti padri: "Sono io che vi ho generato in Cristo Gesù mediante il vangelo". Paolo genera figli e quindi novità anche in catene. Diventa il padre di Onesimo, lo schiavo di Filemone, il vecchio padrone (cfr. Fm v. 10). In realtà ogni rinascita spirituale, battesimale, è novità. Seminare il vangelo è comunque rinnovare ogni persona che l'accoglie. La morte è il laboratorio delle novità.
Riguardo alla risurrezione del corpo, Paolo spiega che quanto a ciò che si semina, non è affatto lo stesso corpo che risorgerà, nuovo, glorioso, potente, spirituale in Cristo, ma un semplice chicco di grano, o di altro genere (1Cor 15,37). La semina è sempre umile, e si semina se stessi per rinascere o risorgere diversi.

Il nuovo in 8 parole
La prima è un verbo composto, anakainóo, "rinnovo" o "mi rinnovo". Propone una dissolvenza incrociata: "non ci scoraggiamo, ma, se anche il nostro uomo esteriore si vada sfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno (cfr. 2Cor 4,16); è necessario svestirsi di una esteriorità che invecchia per potersi rivestire di festa: "Vi siete svestiti dell'uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova per una piena conoscenza, ad immagine di Colui che lo ha creato" (Col 3,10). Svestirsi è morire al proprio vecchiume. Mortificarsi. Il vestito di Pasqua è Cristo che ha donato se stesso ai peccatori.
Il monaco orientale, Matta el Maskin (1919-2006) annotava sul significato dell'essere religioso: "Se ti spogli veramente di te stesso, allora otterrai una forza autentica che domina misticamente tutte le cose insieme, come se una mano suprema impugnasse, guidasse, dominasse ogni cosa in modo totale". L'ostacolo per ogni innovazione, sia essa comunitaria che apostolica o ecclesiale – e che fondamentalmente è amore per il prossimo e dono di sé – è l'io, l'ego, il nemico che cova dentro di noi, l'uomo vecchio appunto, che costituisce il guscio duro, falsamente protettivo, che si oppone alla festa. L'anakaínosis, il "rinnovamento" è imperativo categorico per ogni cristiano: "Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare con il rinnovamento del vostro modo di pensare" (Rm 12,2).Paolo conduce alla scoperta della gratuità di Dio,che ci salva per sua volontà, non per merito ma per misericordia, "con un'acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo" (Tt 3,5).
Con ananeóo, "ringiovanisco" Paolo richiama all'ascolto del vangelo come alla sorgente della metanoia, "secondola verità che è in Gesù"; allora, dopo la conversione,si abbandoni conla condotta di prima, "l'uomo vecchio che si corrompe seguendo le passioni ingannevoli e a rinnovarvi nello spirito della vostra mente". Altri termini sono kainós "nuovo": in 1Cor11,25; 2Cor 3,6; 5,17; Gal 6,15; Ef 2,15; 4,24); kainótes ("novità": in Rm 6,4; 7,6); néos ("giovane": in 1Cor 5,7; Col 3,10; 1Tm 5,1-2.11.14; Tt 2,4.6).

Abbandonare se stessi
Per marcare il contrasto tra vecchio e nuovo Paolo usa palaiós, "vecchio", in Rm 6,6; 1Cor5,7-8; 2Cor 3,14; Ef 4,22; Col 3,9; palaiótes: "Ora invece, morti a ciò che ci teneva prigionieri, siamo stati liberati dalla Legge per servire secondo lo Spirito, che è nuovo, e non secondo la lettera, che è antiquata" (Rm 7,6).
La novità è dallo Spirito; non è la scrittura, né le tavole di pietra o il tablet, né la tecnica. Paolo sostiene che la "lettera"o "ciò che è scritto", è vecchioregime.Lo Spiritosupera leScritture come il principio della vita supera i molteplici principi della morte. Per mezzo del battesimo, ricevuto dopo la professione di fede in Cristo, siamo stati sepolti insieme a Cristo, nella sua morte affinché, come il Cristo che fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, "cosi anche noi possiamo camminare in una vita nuova".
Bisogna morire per risorgere. Il battesimo è proprio una morte al passato e l'inizio del nuovo (cfr. Rm 6,4). È necessaria una vita battesimale, pulita, lavandosi da ogni inquinante o corruttore residuo religioso ed esteriore."Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato!" (1Cor5,7).
La vita nuova è dono della Pasqua, ma insieme banchetto. "Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità" (1Cor 5,8). Dopo aver cenato, Gesù, prima di morire,prese anche il calice dopo essersi già dato in pane, dicendo: "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me" (1Cor 11,25).
Paolo annunzia il vangelo e celebra l'eucaristia, grazie a Dio - che "ci ha resi capaci di essere ministri di una nuova alleanza, non della lettera, ma dello Spirito; perché la lettera uccide, lo Spirito invece dà vita" (2Cor3,6).
Molti giudei che ascoltano Paolo faticano però ad accettarlo. Per preconcetti religiosi molto radicati. I loro occhi sono ricoperti da veline. Perché "fino ad oggi quel medesimo velo, presente sulla faccia di Mosè" per controllarne lo splendore, rimane, "non rimosso, quando si legge l'Antico Testamento, perché è in Cristo che esso viene eliminato" (2Cor3,14).
Chi rifiuta Cristo e il vangelo, rimane vecchio. È Cristo, il secondo Adamo, il laboratorio dell'uomo nuovo: "se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove" (2Cor5,17). Non è la cultura della circoncisione che conta, né quella greca della non-circoncisione, ma l'essere nuova creatura (Gal6,15). Gesù morendo alla Legge e al giudaismo, sulla croce "ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace" (Ef 2,15).
La pace è la novità per il mondo, ma si diffonde solo con il vangelo e non seguendo più la condotta "dell'uomo vecchio che si corrompe seguendo passioni ingannevoli" (cfr. Ef 4,22). La pace è nel rivestirsi dell'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità (Ef 4,24).
Rivestirsi di vangelo è non essere più religiosi ipocriti e legalisti alla maniera dei dottori della legge, non tutti! E del sacerdoti della antica alleanza:"vi siete svestiti dell'uomo vecchio con le sue azioni" (Col 3,9)"e avete rivestito il nuovo, che si rinnova per una piena conoscenza, ad immagine di Colui che lo ha creato"(Col 3,9).

Vivere in prospettiva
Per Paolo solo il cristiano compiuto rappresenta la novità per tutti, una visionee missione di salvezza, in un mondo economico, politico, religioso, basato quindi più su culture e tradizioni di uomini che su Dio, il Creatore e Signore Nel 1915 Alberione esortava il sacerdote diocesano a "mostrarsi sempre amico del vero progresso, anche materiale, non opponendosi, anzi favorendo, moderatamente, le buone iniziative: impianti telefonici, elettrici, linee tranviarie, eccetera. Il mondo cammina a dispetto dei laudatores temporis anteacti e il Sacerdote che assume una posizione contraria a queste buone novità perderebbe la stima e l'affetto del popolo e più del ceto colto"(APT, 1915, p 91). Per la Famiglia Paolina la novità non è opzionale.
Nel 1948, parlando dell'opportunità di fare del cinema, Alberione riferiva di uomini, di quel tempo,che "sono fatti così: non vogliono essere disturbati da novità" (HM II, 8, 1948, p 178). Per cui "i giovani sembrano insofferenti dei vecchi". Questi a loro voltasi oppongono a tutto quello che è nuovo: "Ai miei tempi, non si faceva così". "Una modernità sana è la strada giusta che dovete seguire" (IA 3, 1957, 18).
Si insiste sulla necessità di progredire, camminare, crescere con i tempi e con i mezzi – sacramenti di grazia – verso l'eternità, e non guardare in dietro ma con Paolo fonte di novità, protendersi in avanti. Verso la nuova evangelizzazione, "con la stessa precisione con cui uno specialista di informatica conosce il sistema operativo di un computer" (Benedetto XVI, per la GMG 2013).
Ogni paolino e paolina "che legga con spirito di fede gli Atti degli Apostoli, la vita di San Paolo e le sue lettere, vedrà orizzonti e vie nuove per il suo ministero e per la sua santificazione. San Paolo è sempre attuale" (AP (1954-1972) p 7).
Altra fonte di novità per la FP sono i novissimi. "Chi si mette in viaggio deve prima determinare dove vuole arrivare. Ora i novissimi servono a questo nel viaggio della vita: morte, giudizio particolare, paradiso, inferno, risurrezione finale, giudizio universale, eternità". (Introduzione al Capitolo generale della Società San Paolo, aprile 1957). È che siamo tutti eterni la novità.

Angelo Colacrai, ssp